en-La Borda della Val Padana

19/01/2024

Le zone acquitrinose e paludose della val Padana erano luoghi per molti versi difficili, paurosi, infidi, e pieni di pericoli di ogni genere, la fantasia popolare li ha popolati di mostri e di creature fantastiche di ogni genere, poi a ben vedere forse nemmeno tanto fantastiche, probabilmente solo un po' romanzate.

Vista a volo d'uccello sulla zona umida dell' Isola degli internati, tra Gualtieri e Gustalla (Reggio Emilia)  con temporali all'orizzonte.


In queste zone acquitrinose, dove spesso la nebbia disorienta nascondendo alla vista l'orizzonte, mescolano Terra e Cielo, in uno spazio-tempo surreale e sospeso, gli abitanti della pianura narrano di un essere soprannaturale femminile, a metà strada tra un'orribile strega ed un'enorme bestia acquatica, che però non era avvezza a farsi vedere degli esseri umani, li trascina invece sott'acqua, dove li attendeva per divorarli o semplicemente per ucciderli, si tratta della Borda, un nome che può assumere sfumature leggermente diverse a secondo delle varie inflessioni dialettali locali, (Borda, Burda, Bordon, Bordeau, Bordò)  Il nome di questa creatura pare avere una radice nel nome celtico Bor / Borvo, antica divinità delle acque sorgive e gorgoglianti. In questo possiamo ravvisare nelle storie e nelle leggende popolari, una radice antica, antichissima, una linfa vitale che scorre nel tempo, come un insetto che vive la metamorfosi: si trasmuta e cambia aspetto per perpetuare se stesso ed il messaggio che porta in sè.  Come ogni divinità, era (od è) potente e temibile, ma non era malvagio, in Gallia ci si rivolgeva a lui, nei suoi luoghi di culto legati alle acque, per chiedere salute per sè e per i propri cari. Troviamo tracce del suo culto dal Portogallo alla Franchia, dai Paesi Bassi al Nord Italia. Molte di queste località dove si venerava Borvo/Borus hanno mantenuto nel loro nome un'assonanza, una radice che li lega al contesto di questo antico passato (Bourbonne-les-Bains, Bourbon-l'Archambault,  Bourbon-Lancy  o In Italia, dove lo troviamo in molti luoghi in area gallica e celto-ligure come ad esempio alle origini della città di Bormio o nel fiume Bormida).

L'etimologia e la toponomastica sono scienze tanto noiose quanto ricche e preziose, perchè ci trasmettono informazioni "in codice" altrimenti difficilmente reperibili. Ogni nome non è mai dato a caso, ha sempre una storia, soprattutto nell'antichità, quando era più viva la percezione della sacralità della vita e del mondo in cui viviamo, il nome era un attributo importantissimo, che andava sempre scelto con cura e con oculatezza, esso doveva trasmettere e contenere l'essenza della cosa, del luogo o della persona che lo portava.

Tornando alla nostrana Borda, questo spaventoso essere pare si impadronisca della vita degli umprudenti che sventuratamente scivolano lungo le ripide pendenze degli argini, o di quelli che vengono risucchiati da un mulinello o cadono in acqua camminando spavaldamente sulla riva ghiacciata. Chissà per quali travagliate vicende una divinità delle acque sorgive che poteva donare buona salute, si è trasformato in un mostruoso essere immondo avido di vite innocenti, forse saranno le acque malsane e putride di certe zone paludose ad aver avvelenato il suo spirito, o forse avrà troppo umanamente ceduto alla seduzione di qualche strega locale, che lo ha intrappolato nel suo maligno incantesimo  Pensando male, è probabile anche che nel corso dei secoli, il nuovo Dio unico imposto alle popolazioni abbia cercato di fagocitare questo Dio pagano, non riuscendovi, e come è ben noto, la Chiesa ha trasformato in demoni tutte le divinità precedenti che non è riuscita a trasformare in santi.

A sentir le genti locali, la Borda è responsabile di una miriade di annegamenti e di tragedie, pertanto non sottovalutate mai l'avvertimento  Sta ateint ch'a gh'è la Borda,  rivolto soprattutto ai più giovani, avvezi all'avventura e alla spavalderia. 

Ogni divinità esige il suo tributo...