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C'è qualcosa di recondito, di magico, di profondamente spirituale nel rapporto tra il nostro corpo e la Natura, qualcosa che va al di la delle pur bellissime sensazioni che si provano nello starsene liberi in un posto tranquillo, circondati da una natura lussureggiante e selvaggia, sentire sulla propria pelle le carezze del vento, la freschezza energizzante dell'acqua, il tocco ruvido delle rocce, degli alberi, il solletico dell'erba gentile, il tepore del sole, il profumo inebriante del sottobosco. Tutto questo ti fa entrare in un contatto intimo, profondo e misterioso, in una simbiosi totale con la Natura e gli elementi, dona libertà, serenità, pace interiore, leggerezza, il senso dell'esistere si assesta e si equilibra sulle sottili energie del mondo, ritrovi te stesso, il tuo centro, la tua verità.

Soprattutto ritrovi te stesso, perchè gli abiti che quotidianamente indossiamo nascondono e mascherano non tanto il corpo, anzi quello spesso lo evidenziano, ma soprattutto la nostra anima, la nostra essenza, sia agli occhi delle altre persone (e questo spesso è un bene, perchè ci protegge), ma anche e, soprattutto, ai nostri stessi occhi: l'abito troppo spesso finisce per diventare un autoinganno, indossando un abito indossiamo un ruolo, e recitiamo, finendo spesso per crederci, mistificando noi stessi, per costruirci una realtà finta, artificiale, illusoria, che ci allontana dalla nostra essenza. Ritornare a noi, ritrovarsi nella nostra essenza e semplicità, fa bene ogni tanto, aiuta anche ad essere più sereni e consapevoli nel mondo civile e sociale.

E' terapeutico ritornare ogni tanto alla semplice e concreta realtà, non fermandosi alla superficie, capire e superare la nostra apparenza fisica, perchè è questa la verità dell'essere umano di fronte al Cosmo, verità dalla quale ci illudiamo di sfuggire con i nostri bellissimi traverstimenti. La cosa più terribile, il peccato più grande, è proprio mentire a se stessi, e non seguire la propria strada, per quanto assurda possa sembrare, perchè solo questo siamo chiamati a fare in questa vita.

Ricorda che se vivi per piacere agli altri, saranno tutti felici, tranne te !

In questo contesto, spogliarsi nudi è un gesto rituale, simbolico, catartico, togliersi gli abiti è come togliersi questa maschera, liberarsi dal dovere imperativo di apparire, e conderesi una pausa per essere, semplicemente. Stare soli con se stessi, o con chi condivide la propria visione, lontani dal mondo civile e dalle sue logiche critiche e coercitive, dai condizionamenti, dai giudizi, dai sensi di colpa, dai ricatti morali, dalla fobia della performance e dalla competitività esasperata.

Togliersi gli abiti è spogliarsi dalle afflizioni della quotidianità per calarsi in uno spazio di calma e serenità, come tracciare un cerchio magico, ed entrarci, lasciando fuori energie che sentiamo negative e pensieri non nostri, protetti da uno scudo invisibile che è la nostra determinazione ad essere liberi. Anche se può durare solo qualche attimo, serve a tonificare il nostro spirito trascurato e rinfrescare la nostra mente frastornata; poi possiamo tornare nella nostra quotidianità, ricaricati e rigenerati, più forti e più sicuri di prima, perchè siamo scesi in cantina e abbiamo affrontato il buio, e siamo saliti in solaio ed abbiamo visto la luce: siamo entrati un attimo dentro di noi, ci siamo presi per mano, e quella stretta affettuosa ed amichevole ci accompagnerà nel nostro cammino quotidiano. Continueremo a recitare il nostro ruolo, ma coscienti di farlo, attori consapevoli, non più burattini o marionette manovrati da fili invisibili.

E' un ritorno all'essenza delle cose, un riposo per la mente che può così trovare giovamento e ristoro nell'abbandonarsi, e non importa poi se il nostro corpo non è "bello" a vedersi, come quello che ci propongono come must le riviste patinate di moda o di fitness, anzi è proprio da quello che tendo a rifuggire, dai modelli preconfezionati, finti, fini a se stessi, e dietro ai quali c'è sempre e solo un interesse economico. Quello che preferisco invece è una bellezza del reale, dove il reale è solo un simbolo da decifrare, un mezzo per scandagliare, una chiave di interpretazione, è la poesia del concreto e della libertà ! Ed è quello che cerco di esprimere con le mie fotografie, dove il corpo nudo è solamente un pretesto, un modo per rappresentare un'idea di spirito libero, sincero, incontaminato, in armonia con il mondo e le energie della Natura Selvatica.

In molte delle mie foto di nudo si respira un'aria di nostalgia verso un antico paradiso perduto, forse mai realmente esistito, se non nell'ambito della fantasia, del mito, della letteratura.... o forse si ! Se guardiamo al mondo dell'arte, in antichità le persone non erano mai troppo vestite, e spesso corpi nudi convivevano con altrettanti corpi vestiti, senza conflitti o turbamenti, forse sintomo di una visione del corpo più libera di oggi, dove abbiamo una visione della nudità piuttosto distorta, relegata solamente all'ambito della sessualità, al senso del peccato (di matrice cristiana, che arriva all'esasperazione con la mortificazione della carne), agli antipodi di altre culture, dove anche l'eros stesso era visto come sublime mezzo per il raggiungimento di vette trascendentali, come nel Kamasutra, che noi occidentali, con la nostra limitata visione utilitaristica, abbiamo ridotto ad un catalogo di posizioni ! Oggi il nudo è relegato prevalentemente agli ambiti della sessualità, nel senso edonistico del termine, e della pubblicità, per vendere qualche prodotto, e nulla più: questo sinceramente è molto triste e riduttivo.

Nella nostra cultura quando si parla di nudità, entrano subito in gioco meccanismi psicologici legati alla pudicizia e alla vergogna, ma una considerazione è d'obbligo: se il Creatore, come recitano le Sacre Scritture, ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, nudo, con tutti i suoi attributi in evidenza, di cosa dobbiamo vergognarci esattamente ? Questo significa che il nostro corpo è opera di Dio (o del Buddha, o di Zeus, o dell'Universo, o chiamatelo come meglio credete), ma non solo, è anche simile a lui ! Quindi come ci permettiamno noi, piccoli esseri mortali, di giudicare una creazione divina ? addirittura additandola come impura o impudica ? Il nostro corpo è un tempio sacro, dimora di arcani segreti e misteriose energie, in relazione con il cosmo intero (come ben sapevano gli antichi Egizi, avendo scolpito questo messaggio nella pietra dei loro templi), il nostro corpo custodisce un'anima che ha percorso molta strada prima di arrivare a noi, e altrettanta ne dovrà percorrere, protegge un seme divino, che è nostro compito accudire e possibilmente far germogliare.

E' un potente mezzo espressivo non verbale, simbolo e veicolo di mondi ideali e valori ancestrali, arcani; e la fisicità e l'eros intrinsechi nella nudità sono come una scintilla che incendia energie sopite, energie primitive, e allo stesso tempo come un vento, una brezza leggera che spazza via le gabbie dorate in cui abbiamo rinchiuso le nostre anime. E il concetto di bello o di brutto, che tanto ci condiziona, tra l'altro assai volubile nel tempo, è probabilmente solo una distrazione.Ci affanniamo tanto ad apparire tutti diversi ed originali, aderendo a questa o quella moda nel vestire (e già questa è una palese contraddizione), ma la vera diversità, la nostra vera originalità, stà nel nostro percorso personale, nelle nostre idee, nelle nostre passioni, nella nostra curiosità, insomma in tutte quelle cose che non sono indossabili, ne visibili all'occhio ! E' nella nostra libertà la nostra vera originalità, nel come sappiamo gestirla, nel come sappiamo difenderla e custodirla.

Forse il vero messaggio della nudità infastidisce perchè sconvolge tutto il gioco di ruoli e di poteri su cui si basa una società: per mezzo dei vestiti e della loro simbologia si attribuisce un ruolo, un'identità e un "valore" a ciascuno di noi, mentre la nudità ci mostra la reale e cruda uguaglianza di tutti noi, troppo democratico obiettivamente ! Il vero valore e la vera identità di ognuno di noi, in realtà non traspare ne dall'aspetto dei nostri abiti, ne da quello dei nostri corpi ! Oggi in tutto il mondo occidentale c'è un gran fermento per promuovere libertà sessuali fino a poco tempo fa inimmaginabili, e se da un lato questa può essere una buona cosa, da un altro punto di vista preoccupa: senza entrare troppo nei dettagli (non è questo il luogo), mi sembra che dietro certe concessioni o dietro presunte libertà, ci sia un operazione di distrazione sensoriale, emotiva ed intellettuale per mettere in atto progetti ben più subdoli e oscuri, per una banalizzazzione della vita, un'omologazione del pensiero, e un'appiattimento delle diversità che porta inevitabilmente ogni cosa a perdere di significato. Dove tutto è relativo, niente è assoluto, e tutto è banale.

Spogliarsi per entrare a contatto con la natura, senza filtri, senza barriere, senza confini, in queste cattedrali sacre chiamate foreste, o in queste dimore divine chiamate montagne, o in questo spazio profondo e sconfinato chiamato mare, è come purificarsi, eliminare dalla nostra anima tutti i sedimenti depositati dalla quotidianità: senza nulla, nudo, disarmato, nelle profondità di questo bosco umido e profumato, io sono come questa pietra, come questa acqua cristallina e pura che scorre ignara ma fiduciosa verso il proprio destino, come questi alberi che, nutrendosi nelle buie profondità della Terra, si innalzano verso la luce e le stelle, a questi elementi io mi amalgamo, in questi elementi io mi annullo: contemplo, ammiro e partecipo alla bellezza del creato, senza nessun altro desiderio se non quello di gioire di tutto quanto mi circonda, sentendomene parte !

Quanto sopra è il mio pensiero e la mia esperienza personale, qui di seguito vi lascio alcuni link interessanti per approfondire e curiosare:


There is something hidden, magical, deeply spiritual in the relationship between our body and Nature, something that goes beyond the beautiful sensations that one feels in being free in a quiet place, surrounded by a luxuriant nature and wild, feel the caresses of the wind on your skin, the energizing freshness of the water, the rough touch of the rocks, the trees, the tickle of the gentle grass, the warmth of the sun, the intoxicating scent of the undergrowth. All this makes you enter into an intimate, deep and mysterious contact, in a total symbiosis with Nature and the elements, gives freedom, serenity, inner peace, lightness, the sense of existence settles and balances itself on the subtle energies of the world , you find yourself, your center, your truth.

Above all, you find yourself, because the clothes we wear every day hide and mask not so much the body, indeed they often highlight it, but above all our soul, our essence, both in the eyes of other people (and this is often a good thing, because protects us), but also and, above all, in our own eyes: too often the dress ends up becoming a self-deception, wearing a dress we wear a role, and we personate, often ending to belive in it, mystifying ourselves, to build a fake reality , artificial, illusory, which takes us away from our essence. Returning to us, finding ourselves in our essence and simplicity, is good every now and then, it also helps to be more serene and aware in the civil and social world.

It is therapeutic sometimes to return to the simple and concrete reality, not stopping at the surface, to understand and overcome our physical appearance, because this is the truth of the human being in front of the Cosmos, a truth from which we delude ourselves to escape with our beautiful camouflage. The most terrible thing, the greatest sin, is just lying to oneself, and not following one's own path, however absurd it may seem, because this is the only thing we are called to do in this life.

Remember that if you live to please others, everyone will be happy except you !

In this context, undressing naked is a ritual, symbolic, cathartic gesture, taking off your clothes is like taking off this mask, freeing yourself from the imperative duty of appearing, and taking a break to simply be.

Being alone with oneself, or with those who share one's vision, away from the civilized world and its critical and coercive logic, from conditioning, from judgments, from feelings of guilt, from moral blackmail, from the phobia of performance and from exasperated competitiveness.

Taking off your clothes is undressing from the afflictions of everyday life to immerse yourself in a space of calm and serenity, like drawing a magic circle, and entering it, leaving out energies that we feel negative and thoughts that are not ours, protected by an invisible shield that is our determination to To be free. Although it may only last a few moments, it serves to tone our neglected spirit and refresh our bewildered mind; then we can go back to our everyday life, recharged and regenerated, stronger and safer than before, because we went down to the cellar and we faced the darkness, and we went up to the attic and we saw the light: we entered a moment inside us, we have taken us by the hand, and that affectionate and friendly squeeze will accompany us on our daily journey. We will continue to play our role, but conscious of doing it, aware actors, no longer puppets or marionettes operated by invisible threads.

It is a return to the essence of things, a rest for the mind that can thus find benefit and refreshment in abandoning itself, and it does not matter if our body is not "beautiful" to look at, like what they offer us as a must, the glossy fashion or fitness magazines, indeed it is precisely from what I tend to shy away, from pre-packaged models, fake, ends in themselves, and behind which there is always and only an economic interest. What I prefer instead is a beauty of the real, where the real is only a symbol to be deciphered, a means to fathom, a key to interpretation, it is the poetry of the concrete and of freedom! And that's what I try to express with my photographs, where the naked body is only a pretext, a way to represent an idea of a free, sincere, uncontaminated spirit, in harmony with the world and the energies of Wild Nature.

In many of my nude photos there is an air of nostalgia towards an ancient lost paradise, perhaps never really existed, if not in the field of fantasy, myth, literature .... or maybe yes ! If we look at the world of art, in ancient times people were never too dressed, and often naked bodies coexisted with as many dressed bodies, without conflicts or disturbances, perhaps a symptom of a freer vision of the body than today, where we have a vision of rather distorted nudity, relegated only to the sphere of sexuality, to the sense of sin (of Christian origin, which reaches exasperation with the mortification of the flesh), at the antipodes of other cultures, where even eros itself was seen as a sublime means for the attainment of transcendental heights, as in the Kamasutra, which we Westerners, with our limited utilitarian vision, have reduced to a catalog of positions ! Today the nude is relegated mainly to the areas of sexuality, in the hedonistic sense of the term, and advertising, to sell some product, and nothing more: this is frankly very sad and reductive.

In our culture when it comes to nudity, psychological mechanisms linked to modesty and shame immediately come into play, but one consideration is a must: if the Creator, as the Holy Scriptures say, created man in his image and likeness , naked, with all his attributes in evidence, what exactly should we be ashamed of? This means that our body is the work of God (or the Buddha, or Zeus, or the Universe, or call it as you see fit), but not only that, it is also similar to him! So how do we, little mortals, allow ourselves to judge a divine creation? even pointing to it as impure or shameless? Our body is a sacred temple, home to arcane secrets and mysterious energies, in relation with the entire cosmos (as the ancient Egyptians knew well, having carved this message in the stone of their temples), our body guards a soul that has traveled a long way before reaching us, and he will have to travel as much, he protects a divine seed, which it is our task to care for and possibly to sprout.

It is a powerful non-verbal means of expression, symbol and vehicle of ideal worlds and ancestral, arcane values; and the physicality and eros inherent in nakedness are like a spark that ignites dormant energies, primitive energies, and at the same time like a wind, a light breeze that sweeps away the golden cages in which we have locked up our souls. And the concept of nice or nasty, which conditions us so much, among other things very fickle over time, is probably just a distraction. We struggle so much to appear all different and original, adhering to this or that fashion in dressing (and already this is a clear contradiction), but true diversity, our true originality, lies in our personal path, in our ideas, in our passions, in our curiosity, in short, in all those things that are not wearable, nor visible to the eye ! Our true originality lies in our freedom, in how we know how to manage it, in how we know how to defend and safeguard it.

Perhaps the true message of nudity annoys because it upsets the whole game of roles and powers on which a society is based: by means of clothes and their symbolism, a role, an identity and a "value" are attributed to each of us, while nudity shows us the real and crude equality of all of us, too democratic objectively! The true value and true identity of each of us, in reality does not show through the appearance of our clothes, nor from that of our bodies! Today throughout the Western world there is a great deal of excitement to promote sexual freedoms that were unimaginable until recently, and while this may be a good thing, from another point of view it worries: without going into too much detail (not this is the place), it seems to me that behind certain concessions or presumed freedom, there is an operation of sensory, emotional and intellectual distraction to implement much more subtle and obscure projects, for a trivialization of life, a homologation of thought , and a flattening of diversity that inevitably leads everything to lose its meaning. Where everything is relative, nothing is absolute, and everything is trivial.

Undressing to get in touch with nature, without filters, without barriers, without borders, in these sacred cathedrals called forests, or in these divine abodes called mountains, or in this deep and boundless space called the sea, is like purifying oneself, eliminating all the sediments deposited by everyday life in ours soul: without anything, naked, unarmed, in the depths of this humid and fragrant forest, I am like this stone, like this crystalline and pure water that flowing unaware but confident towards its own destiny, like these trees that, feeding in the dark depths of the Earth, they rise towards the light and the stars, I amalgamate with these elements, in these elements I cancel myself: I contemplate, admire and participate in the beauty of creation, with no other desire than to enjoy everything surrounds me, feeling part of it !