LANDSCAPES

My last captures

Le mie ultime immagini di paesaggio


(scroll down for english, please)

Il paesaggio è uno stato d'animo


La Natura ed il paesaggio sono sempre stati i miei soggetti preferiti, ee è in mezzo ai boschi e lungo i fiumi che ho mosso i primi passi nel campo della fotografia.

Il mondo è un incanto, ricordo sempre quando da bambino si andava in gita con la scuola, mentre tutti i miei compagni cantavano e scherzavano, io rimanevo tutto il tempo oon la fronte incollata al finestrino, a guardare il mondo scorrere.


My landscape galleries on Zonerama portal

Natura e paesaggio sono componenti fondamentali di me stesso, qualcuno diceva che il paesaggio è uno stato d'animo, ed io mi sento parte integrante della Natura, di tutti i suo elementi e le sue manifestazioni, ne cerco spesso il contatto completo finanche intimo con essa, fonte rigenerante di forze ed energie, fisiche e psichiche.

La Natura nelle sue molteplici manifestazioni è balsamo per l'anima, rigenerante e ricostituente di quella parte più primitiva, primordiale, selvaggia e selvatica che porto dentro, che sento profondamente mia, e alla quale mai potrei rinunciare mai.

Camminare a piedi nudi sui ciottoli del fiume, tra le foglie secche e fragranti del sottobosco, abbracciare gli alberi e perdersi nella foresta, immergersi nelle acque fresche e cristalline dei torrenti, lasciarsi inebriare dall'aria balsamica del bosco e incantarsi davanti alle luci della sera: sono quasi esperienze mistiche, spirituali, si sente veramente il respiro del pianeta, si percepisce dentro e fuori di se la potente e sottile presenza di Madre Natura, e a volte non si sente confine o distinzione, ci si sente parte integrante di tutto questo.

La fotografia è un modo assolutamente coinvolgente per vivere, ricercare e raccontare queste esperienze, per provare a condividerle, per cercare di trasmettere qualcosa di queste emozioni e sensazioni, qualcosa che vada oltre la semplice ricerca estetica e formale.


Italian Villages and Countrysides

The landscape is a state of mind


Nature and landscape have always been my favorite subjects, and it is in the woods and along the rivers that I took my first steps in the field of photography.

The world is an enchantment, I always remember when as a child we went on a school trip, while all my companions sang and joked, I stayed all the time with my forehead glued to the bus window, watching the world going by.


My landscape gallery on 500px portal

Nature and landscape are fundamental components of myself, some said that the landscape is a state of mind, and I feel to be an integral part of Nature, of all its elements and its manifestations, I often look for intimate and complete contact, a regenerating source for physical and psychic forces and energies.

The Nature in its several manifestations is balm and tonic for the soul, for the most primitive part, most wild and primal of my spirit, that I feel deeply mine, and to which I could never give up.


Landscapes and thoughts on my Tumblr blog

Walking barefoot on the river cobbles, among the dry and fragrant leaves of the forest floor, hugging trees and getting lost in the woods, plunge into the cool limpid waters of the rivers, becoming inebriated by the scented air of the forest and getting enchanted by evening lights: sometimes these are almost mystical or spiritual experiences, you really feel the breath of the planet, you perceive in and out of you the powerful and subtle presence of Mother Nature, and sometimes does not feel boundary or distinction, i feel myself an integral part of all of this.

Photography is a very engaging way to live, search, and telling these experiences, to try to share them, to try to convey something of these emotions and feelings, something that goes beyond the simple aesthetic and formal exercise.




Mountains and Sea Trekking


LE MIE MONTAGNE

Non posso parlare di Paesaggio e Natura, senza parlare di Montagne ! Mi son permesso di prendere in prestito il titolo di queste righe dal titolo di un famoso libro che ho letto da ragazzo e che mi aveva molto suggestionato, "Le mie Montagne" appunto, del noto alpinista ed esploratore Walter Bonatti, uno di quei personaggi rari che lasciano un segno nel mondo e fanno sognare con i racconti delle loro imprese. Persone animate da una grande curiosità e sete di sapere, di vedere, di conoscere, e nello stesso tempo animate da un profondo rispetto per il maestoso ambiente della montagna, una di quelle persone che non si arrendono mai, ma non fraintendetemi: io non sono un alpinista ne aspiro a diventarlo, e spesso mi arrendo pure: in montagna io ci vado solo per fare escursioni e passeggiate, ammirare e contemplare la natura, a volte da solo a volte in compagnia, e per fare tante, tante, ma tante fotografie, ovviamente.

In questa pagina voglio raccontarvi il mio rapporto e la mia ammirazione per la montagna, questo ambiente così suggestivo e quasi magico e mistico, dove la natura manifesta tutta la sua bellezza e la sua potenza creativa: dai grandiosi paesaggi alle esplosioni delle fioriture dai mille colori, dalle acque cristalline alle rocce dalle forme stravaganti, e poi ancora animali piccoli e grandi di ogni sorta, fino all'uomo, quello di un tempo, che, come un sapiente artigiano, usando fatica e tenacia, ha pazientemente cesellato l'aspra natura, addolcendone l'ospitalità ed impreziosendone l'aspetto con suggestivi sentieri, ridenti villaggi, arditi rifugi, arroccati castelli, mistici luoghi di culto, ed ancora terrazzamenti, ponti, muretti a secco. Tutte opere armoniosamente incastonate nel paesaggio, per impreziosire e rendere omaggio alla generosità offerta dalla natura all'uomo, r creando nell'insieme quell'impasto spazio-temporale che prende il nome di "storia". Uomo, natura, storia... tre parametri che spesso generano pensieri fuorvianti nei nostri territori, se considerate come tre parametri indipendenti, ma che nel loro insieme creano quello che è il nostro paesaggio.

Certo noi oggi abbiamo un punto di vista molto diverso dalle persone che in queste montagne hanno vissuto in passato: noi oggi torniamo in montagna per cercare pace, per ricercare noi stessi e quel rapporto intimo con la natura che in città ed in pianura è impossibile instaurare. Ma le persone che queste montagne le hanno vissute ed abitate in prima persona, avevano un rapporto molto diverso con questi ambienti: per gli antichi Celti i boschi, le montagne, i fiumi e tutta la natura in se era un'entità divina, che nutriva, proteggeva e scandiva l'esistenza umana con i sui ritmi stagionali. Per altri abitanti come i Romani, i Longobardi ed altri successivamente, questi luoghi erano territori da sfruttare, da spolpare, per tutto quello che potevano offrire economicamente: legname, castagne, energia dall'acqua (i mulini), pietra da costruzione e giacimenti di minerali e via dicendo. In epoche più recenti, con l'aumentare delle aspettative materiali della vita, quando ormai questi territori non potevano più sostenere tante persone con si complicate e forse smodate esigenze, e non potendo più sostenere un simile carico di richieste, hanno cominciato a diventare territori ostili, natura ingrata, luoghi di povertà, tristezza e disperazione, da qui tutto il fenomeno dello spopolamento, dell'abbandono, del rinnegare le proprie origini, alla ricerca del benessere e del viver borghese e agiato, da cittadini

Ora che nelle nostre città siamo sommersi dalle cose, ogni nostro desiderio sembra trovare soddisfazione, le nostre pance rigurgitano come lava in ebollizione, ora che siamo bombardati da ogni tipo di informazioni, parole, suoni, luci, colori, e siamo circondati da migliaia di altri esseri umani sordi e ciechi gli uni agli altri, ora che in tutto questo marasma ci ritroviamo spesso soli aggrappati alla nostra disperazione, come uomini naufraghi che nuotano in un mare di altrettanti uomini ugualmente alla deriva, in cerca di chissà quale spiaggia su cui naufragare, ora che a tutto questo è ridotta la nostra vita, qualcuno forse comincia a capire, a dubitare, ad interrogarsi, a ritornare timidamente sui propri passi, verso quei luoghi abbandonati per disperazione, e dove oggi forse torniamo per lo stesso motivo, per disperazione, per provare a percorrere altre strade, altri sentieri, ma non possono essere solo sentieri di terra e di sassi, devono esser anche sentieri di spirito e di cuore, dopo aver forse capito che non sono le cose ne le quantità a dar senso alla nostra esistenza.

Forse dovremmo sempre tenere presente questo quando veniamo in questi luoghi incantati a fare un'escursione, un trekking o una semplice scampagnata: sono luoghi che meritano profondo rispetto, e non tanto perchè qui cresce il tal fiorellino raro o nidifica il tal uccellino protetto, no non per questo, ma perchè questi sono luoghi dove tante persone, persone come noi, hanno vissuto, hanno combattuto guerre, hanno trovato la morte e dato la vita, hanno perso e trovato speranze, hanno sognato, pregato, trovato rifugio materiale e spirituale, hanno lavorato, sudato duramente, hanno faticosamente costruito, distrutto e ricostruito, hanno sofferto, odiato ed hanno amato, sono luoghi intrisi di vita vissuta, dove ogni pietra, ogni albero, ogni sentiero avrebbe mille cose da raccontare, e son tutte storie vere, drammaticamente vere, anche e soprattutto per questo la montagna merita rispetto: la Montagna non è un parco divertimenti, e la Natura è un giocattolo per bambini cresciuti !

Non condivido il punto di vista di chi considera la montagna come svago, parco divertimenti, sfida sportiva o sfida con se stessi, per me la montagna, ma anche il fiume, il bosco e la natura in generale, sono una cosa "seria". Certo in montagna si può ridere e scherzare, anzi benvengano stati d'animo leggeri spensierati, ma questi luoghi li percepisco anche come un'estensione di me stesso: il bosco è una cattedrale senza muri, con le stelle come volta, un ambiente dove dimora il divino, e chiamatelo come volete, come per gli antichi Celti: ogni albero una colonna, ogni pietra un altare, ogni stella un Dio, luoghi quindi che meritano il giusto rispetto: la profanazione sarebbe sacrilega, come avvelenare o svendere la propria anima, non porta da nessuna parte ! Il divino ed il mistico dimorano dentro e fuori di noi, e ci sono posti dove il confine tra questo dentro e questo fuori si fa labile, impalpabile, impercettibile, il paesaggio stesso in fondo può essere considerato come una dimensione del nostro spirito, la sua profanazione è una profanazione di noi stessi, un autolesionismo che porta solo alla perdizione, ovvero a perdersi, a perdere il contatto con se stessi e con le nostre radici, e scusate i termini forse un po' troppo da "predicatore", ma è solo per rendere l'idea, non predico nulla per carità, ma son cose che sento, che vivo.

Molti considerano il trekking uno sport, per me non è uno sport, assolutamente, mancano tutte quelle caratteristiche che sono tipiche di un'attività sportiva: lo sport presuppone una sfida, una competizione, contro qualcuno o contro se stessi, lo sport presuppone che vi sia poi un vinto ed un vincitore: io non vado in montagna per sfidare nulla e nessuno, ne per vincere o per perdere, per me è un'attività più simile alla meditazione e alla contemplazione, a volte è quasi un piccolo viaggio iniziatico: si abbandona per qualche ora la civiltà ed il suo frastuono, per addentrarsi sempre più nella profondità quasi palpabile del silenzio, ci si muove in un ambiente dove il tempo e lo spazio sono misurati con il ritmo dei propri passi e del proprio respiro, e l'unica forza per guadagnare terreno è quella sprigionata dalle nostre gambe, ogni passo è una fatica, ma è una fatica appagante, ben diversa dalla fatica che ci assilla nel quotidiano, e la stanchezza poi alla sera ha il sapore della felicità: con questa fatica abbiamo arricchito la nostra anima di sensazioni nuove, ci siamo rigenerati e nutriti, nutriti di bellezza e di umiltà, mettendoci a confronto con un ambiente dove non siamo padroni, come ci piacerebbe tanto credere, e come ci illudono le mistificanti ideologie che vanno per la maggiore oggi: no, in montagna siamo solo ospiti, e di questo dobbiamo solo ringraziare !

La natura e la montagna sono per me come l'anticalcare per la lavatrice: mi disincrostano il cervello dai depositi nocivi del vivere quotidiano. Torno sempre rinnovato dalle mie escursioni, rinnovato e rinvigorito nell'entusiasmo, mentre stando lontano dai boschi, dai monti e dalle valli, il grigiore mi intossica e mi deprime !


Un'immagine simbolo  -  A symbol image

Questa fotografia è una delle mie meglio riuscite, perché cattura in un singolo scatto mille significati profondi, tutta l'essenza e la suggestione del paesaggio, tutta la grandezza della Natura e orizzonti infiniti, e poi l'essenza del viaggiare, il camminare e l'esplorare con le proprie gambe il mondo che ci circonda, viverlo e respirarlo immersi in esso, perdersi in tanta bellezza. Non importa che chi sia quella persona, non importa che nome abbia questa montagna, o in che parte del mondo si trovino quelle valli all'orizzonte, questa immagine è un archetipo per me, e la porto nel cuore da molti anni, sicuramente una di quelle che mi rappresentano di più, un autoritratto più veritiero di qualsiasi fotografia del mio volto.

This photograph is one of my best, because it captures a thousand deep meanings in a single shot, all the essence and suggestion of the landscape, all the greatness of Nature and infinite horizons, and then the essence of traveling, walking and 'explore with our own legs the world around us, living and breathering it immersed in it, losting us in such beauty. No matter who who that person is, no matter what name this mountain has, or in which part of the world those valleys on the horizon are, this image is an archetype for me, and I carry it in my heart from many years, surely one of the images that represent me most, a self-portrait more truthful than any photo of my face.