Urban Exploration

The mysterious charm, dark and gothic, emanated from abandoned places.


Il fascino che emana dai luoghi abbandonati cattura un folto pubblico, e le fotografie che si scattano in questi ambienti attirano ed incuriosiscono un sempre maggior numero di persone, a significare che questi luoghi toccano corde molto sensibili nel nostro animo, sentimenti comuni a molti di noi, se non a tutti: sembra una moderna versione del romanticismo ottocentesco, con il suo fascino malinconico per le rovine. 

Sta di fatto che questi luoghi penetrano nel profondo delle nostre sensibilità, personalmente mi ricordano il senso della nostra transitorietà, il mistero del tempo, la fragilità delle nostre costruzioni, dove per costruzioni possiamo intendere sia quelle materiali come gli edifici, che quelle immateriali, come la vita e le idee attorno ad essa, ma anche ricordi d'infanzia, sensazioni di vite passate, energie particolari e misteriose, il brivido di vivere una piccola avventura, il piacere della scoperta, la lotta tra l'uomo e la natura, che spesso in questi luoghi tenta di riappropriarsi degli spazi sottratti. 

A volte si avverte lo stesso fascino un po' tetro e lugubre dei paesaggi post apocalittici cui ci ha abituati un certo genere cinematografico, è come fare un salto in un futuristico territorio mitologico. 

In questi luoghi ci si sente insomma anche un po' viaggiatori del tempo, in bilico tra passato e futuro, sono luoghi che fanno pensare, a volte intimoriscono, a volte sembra di muoversi tra le stanze dei propri pensieri, nel labirinto del proprio inconscio, tra porte, corridoi, scale e stanze buie, come nelle fantasmagoriche costruzioni di Escher, dove improvvisamente puoi incontrarti faccia a faccia con i tuoi spettri, o quelli di qualcun'altro, o rievocare ricordi e sensazioni che avevi dimenticato o rimosso. 

Si cerca sempre di immaginare quando ancora la vita pulsava tra queste pareti, ci si prova ad immedesimare a vivere dove ora aleggiano, forse, solo fantasmi. Sono luoghi che emozionano, sempre.

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Esperienze toccanti

Tra tutte le esplorazioni urbane che mi è capitato di effettuare, i luoghi più toccanti ed impressionanti sono gli ex ospedali psichiatrici, per tutte le storie incredibili che tra queste lugubri mura si sono consumate.

The charm that emanates from abandoned places captures a large audience, and the photographs taken in these environments attract and intrigue an increasing number of people, meaning that these places touch very sensitive ropes in our soul, feelings common to many of us , if not at all: it looks like a modern version of nineteenth-century romanticism, with its melancholy charm for the ruins.

The fact is that these places penetrate deep into our sensitivities, personally they remind me of the sense of our transience, the mystery of time, the fragility of our constructions, where by constructions we can mean both material ones like buildings, and immaterial ones, like the life and ideas around it, but also childhood memories, sensations of past lives, particular and mysterious energies, the thrill of living a little adventure, the pleasure of discovery, the struggle between man and nature, which in these places he often tries to regain the stolen spaces.

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Sometimes you feel the same slightly dark and gloomy charm of the post-apocalyptic landscapes to which a certain cinematographic genre has accustomed us, it is like mooving into a futuristic mythological territory.

In these places one also feels a bit of a time travelers, hovering between past and future, these are places that make one think, sometimes intimidate, sometimes it seems to move between the rooms of one's thoughts, in the labyrinth of one's own unconscious, between doors, corridors, stairs and dark rooms, as in Escher's phantasmagoric buildings, where suddenly you can meet with your ghosts face to face, or those of someone else, or find memories and sensations that you had forgotten or removed.

We always try to imagine when the life still flowed between these walls, we try to identify ourselves with people who lived here, where now only ghosts hover, perhaps. They are places that always excite.



Touching experiences

Of all the urban explorations I have ever done, the most touching and impressive places are the former psychiatric hospitals, for all the incredible stories that have taken place within these dismal walls.


Vercelli, ex phsichiatric ospital

A tribute to Alda Merini, italian poet

Un brivido ghiacciato corre sempre lungo la schiena visitando questi luoghi, questi enormi e spettrali strutture tra le quali aleggia un silenzio di timoroso rispetto, ben sapendo che queste mura fatiscenti nascondono terribili storie da raccontare, fatte da strazianti urla di dolore e di disperazione, vite soffocate, esistenze tormentate. Questi luoghi trasmettono una freddezza agghiacciante, e insidiano le nostre certezze minando alla base i fragili recinti della nostra ipocrisia quotidiana, quella cosiddetta normalità, quel piccolo orticello nel quale ci trinceriamo a coltivare a testa bassa le nostre illusioni.
Questo è l'ex manicomio di Vercelli, luogo nel tempo teatro di fatti particolarmente macabri, dove l'essere umano ha avuto modo di esprimere tutta la malvagità della sua natura terrena, protetto dalla complicità di queste mura, che non solo mura di cemento, ma anche mura di omertà e complicità. Nel Maggio del 1945 in questo luogo vennero fucilati e buttati dalle finestre una settantina di prigionieri fascisti per mano di alcuni partigiani, altri vennero fucilati ed altri ancora vennero letteralmente schiacciati sotto il peso di un autocarro. Qui venne ricoverata anche la famosa poetessa Alda Merini, per una decina di anni dal 1962 al 1972, e venne sottoposta ad elettroshock senza anestesia come punizione per essersi ribellata ai crudeli metodi di "cura" utilizzati sui pazienti. Negli anni '60 il direttore dell'ospedale venne denunciato per atteggiamenti violenti nei confronti dei pazienti e del personale.Questi luoghi erano "zone franche" dove, in nome della scienza, venivano perpetuate torture fisiche e psicologiche che altro non erano che lo sfogo della cattiveria umana, pura malvagità medicalizzata, erano "riserve" dove isolare dalla puritana civiltà borghese tutti coloro che potevano turbare l'ordine morale precostituito, o mettere in discussione i suoi fondamenti, veri e propri lager per dissidenti sociali, che erano in uso nella nostra civile società fino a solo qualche decennio fa. Si chiamava pazzia tutto ciò che era anticonformista, disagio o estrosità, ed era un attimo, bastava poco, pochissimo, per finire in un vortice perverso che ti trascinava la vita in un incubo infinito, e che ti avrebbe distrutto l'anima ! Oggi rimangono solo questi spettri di cemento a silente testimonianza, tenuti ancora inaccessibili alla nostra coscienza collettiva, mostri nascosti che dormono ai margini delle nostre città, un monito da tenere ben presente, macigni sulle nostre coscienze, ben sapendo che anche oggi moderne forme di schiavitù si annidano nelle zone buie della nostra quotidianità. Ho alternato le immagini ad alcune frasi della poetessa, sento doveroso un omaggio ad un'anima tanto sublime.
Un grazie particolare all'amica Simonetta Vinciguerra, che ha interpretato queste immagini. 


An icy shiver always runs down the back visiting these places, these huge and ghostly structures among which hovers a silence of fearful respect, knowing that these dilapidated walls hide terrible stories to tell, made by excruciating screams of pain and despair, lives suffocated, tormented existences. These places transmit a chilling coldness, and break up our certainties by undermining the fragile fences of our daily hypocrisy, that so-called normality, that small garden in which we hold ourselves to cultivate our illusions with our heads down.

This is the former mental hospital of Vercelli, a place over time that is the scene of particularly macabre facts, where the human being has had the opportunity to express all the wickedness of his earthly nature, protected by the complicity of these walls, which not only concrete walls, but also walls of silence and complicity. In May 1945 seventy fascist prisoners were killed and thrown from the windows by some partisans, others were shot and still others were literally crushed under the weight of a truck. Here the famous poet Alda Merini was also hospitalized, for about ten years from 1962 to 1972, and was subjected to electroshock without anesthesia as punishment for having rebelled against the cruel "cure" methods used on patients. In the 1960s the director of the hospital was denounced for violent attitudes towards patients and staff. These places were "free zones" where, in the name of science, physical and psychological tortures were perpetuated which were nothing but the vent of human badness, pure medicalized wickedness, were "reserves" where to isolate from the puritan bourgeois civilization all those could disturb the pre-established moral order, or question its foundations, real concentration camps for social dissidents, which were in use in our civil society until only a few decades ago. All that was unconventional, discomfort or flair was called madness, just a moment was enough to put your life in this vortex, in an infinite nightmare that would have destroyed your soul! Today only these silent specters of concrete remain, still inaccessible to our collective conscience, hidden monsters that sleep on the edge of our cities, a warning to be kept in mind, boulders on our consciences, well knowing that even today modern forms of slavery live in the dark areas of our daily lives. I alternated the images with some sentences of the poet, I feel obliged to pay homage to such a sublime soul.

Special thanks to my friend Simonetta Vinciguerra, who interpreted these images.