Urban Exploration

Crollò così l'era dei sogni, e venne il tempo del buio e della morte, quando gli dèi si negarono al mondo. Cominciò  l'era della disperazione. Le strade si persero, il vento e la sabbia divennero i signori tra le rovine delle città.  Abbandonati i vecchi dèi, squarciammo il freddo grigio ostile del cielo con la nostra invocazione a nuovi dèi.  Il cielo ora è calmo e muto.  Ancora non ci hanno risposto.

(tratto dal "Canto del Drago" - Le cronache di Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman)


Piccoli viaggi nel tempo, e in se stessi          Small trips in time, and in themselves

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I luoghi abbandonati esercitano una grande attrazione emotiva non solo su di me, ma su molte persone, ed è un fascino che non solo coinvolge molte persone al giorno d'oggi, ma affonda le sue radici anche nel lontano passato. Il fascino per i ruderi, per le rovine e per le vestigia di antiche "civiltà" si può rintracciare in molti artisti e scrittori del medioevo e dell'ottocento, portavoce di un sentimento assai diffuso negli animi umani, testimonianza forse che le rovine ed i luoghi abbandonati e semidistrutti sono una sorta di archetipo, una simbologia che va a toccare corde molto profonde e radicate, al di là dei confini del tempo e dello spazio.

Lo stesso Grand Tour ottocentesco, che portava in Italia viaggiatori da ogni parte d'Europa, può essere visto come un urbex tour ante litteram: facoltosi viaggiatori erano attirati nel nostro paese non solo dalle bellezze artistiche e paesaggistiche, ma anche e soprattutto dalle vestigia di antichi manieri e ruderi di castelli, ardite fortezze abbarbicate su speroni di roccia, affacciate a picco su dirupi vertiginosi, e poi mura, archi e colonne semidistrutte, invase da una vegetazione selvaggia, ruderi abbandonati delle possenti e mitiche costruzioni dell'antica Roma. Tutto questo fascino lo ritroviamo in molti dipinti del periodo romantico e ottocentesco, e nella letteratura e iconografia gotica, e se non è urbex questo !



Esplorando i luoghi distrutti e abbandonati, dimenticati dal tempo e dagli uomini, si provano sensazioni che sono al tempo stesso sottili e potenti, si viene coinvolti fisicamente da questi luoghi, letteralmente avvolti da profumi umidi e polverosi, come di muschio, brividi freddi solleticano la nostra pelle, il buio stesso ed i contrasti di luce creano ambienti misteriosi, cupi, teatrali, che allo stesso tempo incutono timore e solleticano la curiosità. Ci si muove con sospetto, con passi a volte incerti, sospettosi del rumore delle nostre stesse scarpe, in un silenzio plumbeo, accompagnati solo dal rumore distinto di qualche gocciolio, o qualche pipistrello che, impaurito a sua volta, svolazza disordinatamente per fuggire dalla nostra intrusione.

E poi ci sono le implicazioni psicologiche ed emotive, spesso questi luoghi abbandonati sono luoghi chiusi al pubblico, spesso si entra in modo non proprio ortodosso, gli urbex scavalcano muri e cancelli, saltano dentro da finestre chiuse malamente, sgattaiolano sotto strette fenditure, ci si sente insomma un po' clandestini, in un territorio un po' borderline, c'è insomma un certo gusto del proibito. E poi ci sono le emozioni, tante, che si provano durante queste esplorazioni, ho provato ad interrogarmi sulle origini di questa attrazione fatale, e questi pensieri portano lontano, molto lontano.

Partiamo dal tempo, che è il protagonista principale, fare urbex significa essenzialmente fare un viaggio nel tempo e nella storia, non tanto nella storia ufficiale, quella scritta sui libri, ma nella storia e nel vissuto quotidiano delle persone comuni, che potremmo anche essere noi, io o te, potrebbe essere un viaggio in una nostra vita precedente, se ci credete. Questi luoghi, che la modernità ha scartato e messo nell'angolo per mille motivi, sono invece importanti, in quanto testimoniano di un passato, di ricordi, di vite, di tribolazioni, di valori, di anime e di vicissitudini. Alcuni di questi edifici poi hanno il dovere di testimoniare, di ricordare, di mettere davanti alla nostra coscienza le prove di quanta atrocità sia capace la nostra mente, pensiamo agli ex manicomi per esempio, luoghi di estrema sofferenza e tremendi soprusi, utilizzati fino all'altro giorno proprio qui, appena oltre la staccionata del nostro giardino, delle nostre civili abitazioni, delle nostre graziose e bonarie città.

In questi luoghi persone hanno vissuto, hanno lavorato, hanno pianto, hanno riso, pensato, amato e forse anche odiato, questi luoghi sono muti testimoni, sono luoghi della memoria e del ricordo, dove oggi possiamo raccoglierci in silenzio, fare una passeggiata nel tempo e meditare sul presente e sulle miserie umane. Per chi è più sensibile poi, c'è sempre la possibilità di avere esperienze particolari, come l'incontro o la percezione di qualche entità, questi luoghi sono notoriamente abitati o infestati da fantasmi, da anime tormentate, vite intrappolate negli interstizi delle diverse dimensioni: questi edifici sono terreni fertili dove fioriscono tutta una serie di storie, leggende ed altri strani accadimenti. Ci si muove tra labili confini, tra passato e futuro, tra realtà e fantasia, dimensioni parallele, forse solo suggestioni, forse no.

Se non ci limitiamo alla superfice, se riusciamo ad "ascoltare" il luogo, se guardiamo ogni graffio, ogni incrostatura, ogni crepa, come fossero un alfabeto di un messaggio in codice, se quando entriamo, lasciamo fuori il nostro io convenzionale, ed entriamo non solo in un altro luogo, ma anche in un altro io, o meglio in un io più leggero, spogliato dalla rigidità del presente, entriamo in una bolla spazio-temporale, potremmo all'inizio sentirci spaesati, ma è bello perdersi in questo labirinto di pensieri e di sensazioni: esploriamo e ci esploriamo.

Ogni respiro, ogni passo, ogni profumo, ogni cosa che vediamo o che tocchiamo, ci parla della relatività, della transitorietà, della precarietà della condizione umana, ci parla delle forze misteriose che governano il mondo, della vita e della morte: i luoghi abbandonati sono come un pugno nello stomaco in un certo senso, un colpo basso alla presunzione e all'orgoglio umani, qui tutto si svela per quello che è: polvere ! L'incorruttibile materia, la dura, pesante e resistente materia, così come tutto quello che i manufatti umani vogliono simboleggiare (potere, ricchezza, forza, giovinezza, fasto, bellezza) non reggono il peso del tempo, forse solo l'anima, l'invisibile ed impalpabile anima, forse quella e solo quella non si lascia ingabbiare dalle leggi del tempo, forse solo la nostra vera essenza è antistatica ! E' quantomeno curioso vedere come il tempo cambi le regole del vivere, cambi i luoghi, i modi, i pensieri, ma essenzialmente non cambi le persone, il nocciolo, gli animi, l'essenziale. In questi luoghi vuoti, morti, dimenticati, ritroviamo forse questo, l'essenziale: stanze vuote, vuote ma comunque colme, perché in realtà il Nulla non esiste !

Stanze vuote, stanze come luoghi dell'anima, come tanti contenitori di se, o dentro di se, si esce da una stanza e si entra in un'altra, come si esce da un pensiero e si entra in un altro, si vaga e si passeggia nella mente, nelle emozioni, stanze vuote, a volte ci colpisce un foglio di carta a terra, una vecchia fotografia stropicciata e dimenticata in un angolo, una scarpa, un vetro rotto, come riscoprire sentimenti ed emozioni rotte dentro di noi, sepolte per essere dimenticate, ma sempre li, macerie interiori, appuntite, taglienti, infette. Alcune stanze sono invece piene, piene di oggetti sparpagliati come dopo un'esplosione, piene di caos, disordine, si fruga tra vecchie ferraglie arrugginite, come frugare nel profondo di noi stessi, come scostare il velo per intravedere le cose accatastate nel nostro inconscio, non si distingue bene, solo frammenti apparentemente incoerenti, tutto un mondo simbolico da decifrare, ma probabilmente assai più importante di quella patina superficiale che chiamiamo Io.

A volte si avverte lo stesso fascino un po' tetro e lugubre di certi paesaggi post apocalittici cui ci ha abituati un certo genere cinematografico ed artistico, è come fare un salto a visitare un futuro che forse non è poi così tanto improbabile. Una domanda, una sensazione inquietante sorge poi sempre spontanea in questi luoghi: potrà capitare anche a noi ? Ai nostri luoghi ? Alla nostra casa, alla nostra città ? Come sarà il nostro futuro, e soprattutto, dove sarà ? Studiando la storia dei luoghi, si intuisce che a volte basta poco, un piccolo cambiamento in un settore del nostro quotidiano, un cambiamento economico, sociale, di costume, una nuova invenzione o una nuova strada, sono spesso sufficienti per innescare un processo che sposterà la vita altrove, portando a dimenticare alcuni luoghi, o meglio alla nascita di nuovi mondi abbandonati da esplorare, di nuovi luoghi dove le anime potranno ritrovarsi al di fuori della quotidianità.

Si palesa poi in questi luogo la lotta mitica tra uomo e natura, una falsa contrapposizione in realtà, ma è affascinante vedere come la natura, lentamente ma inesorabilmente, si riappropria degli spazi sottratti: rami, rovi ed alberi si affacciano alle finestre ed allungano i loro tentacoli verdi, e come innumerevoli braccia muovendosi sinuosamente alla cieca, cercano di abbracciare lo spazio che era già stato loro, e poi come non rimanere incantati davanti a quei teneri fili d'erba che, nonostante la loro delicata apparenza, tagliano l'asfalto come fosse burro, e quei fiorellini che con le loro minuscole radici, frantumano muri e mattoni, trovando nutrimento vitale là dove noi vediamo solo macerie e morte.

Questi luoghi poi spesso si trasformano in vere e proprie oasi urbane, zone franche, dove protetti da vecchie mura e fatiscenti cancellate, una moltitudine di anime inquiete trovano spazio per poter dare sfogo ad alcuni tratti della propria personalità che non avrebbero altrimenti modo di potersi esprimere, in particolare mi riferisco ai writers, ma non solo, che spesso lasciano testimonianze sociali e grafiche molto toccanti, struggenti, alcune le reputo vere opere d'arte, chissà forse un giorno saranno più apprezzate e valorizzate, come sempre sarà il tempo il giudice supremo di ogni cosa.

Non è difficile capire quindi il fascino che emanano questi luoghi, un fascino "romantico" e "gotico", dove ognuno di noi può trovare e ritrovare un po' di se stesso, e rovistare tra ricordi, nostalgie ed emozioni. Se poi avete anche un briciolo di fantasia, un semplice muro, un pezzo di vetro o un legno marcito, apriranno davanti ai vostri occhi mondi fantastici e senza tempo, dove il viaggiare è in ogni dimensione.

Fare urbex è un sentimento, è una forma di meditazione, è introspezione, è vivere una testimonianza.


                                                                                                                            Andrea Franchi


Abandoned places exert a great emotional attraction not only on me, but on many people, and it is a fascination that not only involves many people today, but also has its roots in the distant past. The fascination for the ruins and for the vestiges of ancient "civilizations" can be traced in many artists and writers of the Middle Ages and the nineteenth century, spokespersons of a very widespread feeling in human souls, testimony perhaps that the ruins and abandoned and semi-destroyed places are a sort of archetype, a symbolism that touches very deep and rooted chords, beyond the boundaries of time and space.

The nineteenth-century Grand Tour itself, which brought travelers from all over Europe to Italy, can be seen as an ante litteram urbex tour: wealthy travelers were attracted to our country not only by the artistic and landscape beauties, but also and above all by the vestiges of ancient manors and ruins of castles, daring fortresses perched on spurs of rock, overlooking steep cliffs, and then walls, arches and semi-destroyed columns, invaded by wild vegetation, abandoned ruins of the mighty and mythical constructions of ancient Rome. We find all this charm in many paintings of the romantic and nineteenth-century period, and in Gothic literature and iconography, and if this is not urbex !

Exploring the destroyed and abandoned places, forgotten by time and by men, one experiences sensations that are both subtle and powerful, one is physically involved in these places, literally enveloped in humid and dusty scents, like moss, cold shivers tickle the our skin, the darkness itself and the contrasts of light create mysterious, dark, theatrical environments, which at the same time inspire fear and tickle the curiosity. We move with suspicion, with sometimes uncertain steps, suspicious of the sound of our own shoes, in a leaden silence, accompanied only by the distinct noise of a few drops, or some bats that, frightened in turn, flit in disorder to escape from us.

And then there are the psychological and emotional implications, often these abandoned places are places closed to the public, often one enters in an unorthodox way, the urbexes climb over walls and gates, jump in from badly closed windows, sneak under narrow cracks, in short, we feels a little clandestine, in a somewhat borderline territory, in short, there is a certain taste for the forbidden. And then there are the emotions, many, that you feel during these explorations, I tried to ask myself about the origins of this fatal attraction, and these thoughts lead far, very far.

Let's start with time, which is the main protagonist, making urbex essentially means taking a journey through time and history, not so much in official history, the one written in books, but in the history and daily life of ordinary people, who could also be us , you or me, it could be a trip to a previous life of ours, if you believe it. These places, which modernity has rejected and put in the corner for a thousand reasons, are instead important, as they testify to a past, memories, lives, tribulations, values, souls and vicissitudes. Some of these buildings then have the duty to testify, to remember, to put in front of our conscience the proofs of how much atrocity our mind is capable of, let's think of the mental hospitals for example, places of extreme suffering and terrible abuse, used up to another day right here, just beyond the fence of our garden, of our civil homes.

In these places people have lived, worked, cried, laughed, thought, loved and perhaps even hated, these places are silent witnesses, they are places of memory and remembrance, where today we can gather in silence, take a walk in time and meditate on the present and on human miseries. For those who are more sensitive then, there is always the possibility of having particular experiences, such as the meeting or the perception of some entity, these places are notoriously inhabited or haunted by ghosts, tormented souls, lives trapped in the interstices of different dimensions : these buildings are fertile ground where a whole series of stories, legends and other strange happenings flourish. We move between fleeting borders, between past and future, between reality and fantasy, parallel dimensions, perhaps only suggestions, perhaps not.

If we do not limit ourselves to the surface, if we are able to "listen" the place, if we look at every scratch, every encrustation, every crack, as if they were an alphabet of a coded message, if when we enter, we leave our conventional self out, and we enter not only in another place, but also in another self, or rather in a lighter self, stripped of the rigidity of the present, we enter a space-time bubble, at first we might feel disoriented, but it is nice to get lost in this labyrinth of thoughts and feelings: we explore and explore ourselves.

Every breath, every step, every perfume, every thing we see or touch, speaks to us of relativity, of transience, of the precariousness of the human condition, it speaks to us of the mysterious forces that govern the world, of life and death: abandoned places are like a punch in the stomach in a way, a low blow to human presumption and pride, here everything is revealed for what it is: dust! The incorruptible matter, the hard, heavy and resistant matter, as well as everything that human artifacts want to symbolize (power, wealth, strength, youth, splendor, beauty) cannot bear the weight of time, perhaps only the soul, invisible and impalpable, perhaps that and only that does not let itself be caged by the laws of time, perhaps only our true essence is antistatic! It is curious to see how time changes the rules of living, changes places, ways, thoughts, but essentially does not change people, the core, the souls, the essential. In these empty, dead, forgotten places, we find perhaps this, the essential: empty rooms, empty but still full, because in reality the Nothing does not exist !

Empty rooms, rooms as places of the soul, like so many containers of oneself, or inside oneself, one leaves one room and enters another, as one leaves one thought and enters another, one wanders and we walk in the mind, in emotions, empty rooms, sometimes a sheet of paper on the ground strikes us, an old wrinkled and forgotten photograph in a corner, a shoe, a broken glass, how to rediscover broken feelings and emotions inside us, buried to be forgotten, but always there, inner rubble, pointed, sharp, infected. Some rooms are instead full, full of scattered objects as after an explosion, full of chaos, disorder, rummaging through old rusty scrap metal, like digging deep inside ourselves, like pulling back the veil to glimpse the things piled up in our unconscious, it cannot be distinguished well, only apparently incoherent fragments, a whole world to decipher, but probably much more important than that superficial patina we call Io.

Sometimes you feel the same gloomy and ghotic charm of certain post apocalyptic landscapes that a certain cinematographic and artistic genre has accustomed us to, it's like taking a leap to visit a future that is perhaps not all that unlikely. A question, a disturbing feeling then always arises spontaneously in these places: could it happen to us too? To our site ? To our home, to our city? What will our future be like, and above all, where will it be? Studying the history of places, one senses that sometimes a little is enough, a small change in a sector of our daily life, an economic, social, customs change, a new invention or a new road, are often enough to trigger a process that will move life elsewhere, leading to forget some places, or rather the birth of new abandoned worlds to explore, of new places where souls can find themselves outside of everyday life.

The mythical struggle between man and nature is then revealed in this place, really a false opposition, but it is fascinating to see how nature, slowly but inexorably, takes back the stolen spaces: branches, brambles and trees overlook the windows and lengthen the their green tentacles, and like countless arms sinuously moving blindly, try to embrace the space that had already been theirs, and then how not to be enchanted in front of those tender blades of grass that, despite their delicate appearance, cut the asphalt as the butter, and those little flowers that with their tiny roots, shatter walls and bricks, finding vital nourishment where we see only rubble and death.

These places often turn into real urban oases, free zones, where protected by old walls and crumbling gates, a multitude of restless souls find space to give vent to some traits of their personality that would otherwise have no way of expression, in particular I am referring to the writers, but not only, who often leave very touching, poignant social and graphic testimonies, I consider some of their artwork true art, maybe one day they will be more appreciated and valued, as time will always be the judge supreme of all things.

It is therefore not difficult to understand the charm that these places emanate, a "romantic" and "gothic" charm, where each of us can find and rediscover a little of himself, and rummage through memories, nostalgia and emotions. And if you have even a shred of imagination, a simple wall, a piece of glass or a rotten wood, fantastic and timeless worlds will open in front of your eyes, where travel is in every dimension.

Doing urbex is a feeling, it is a form of meditation, it is introspection, it is living a testimony.


                                                                                                                   Andrea Franchi



Touching experiences

Of all the urban explorations I have ever done, the most touching and impressive places are the former psychiatric hospitals, for all the incredible stories that have taken place within these dismal walls.


Vercelli, ex phsichiatric ospital

A tribute to Alda Merini, italian poet

Un brivido ghiacciato corre sempre lungo la schiena visitando questi luoghi, questi enormi e spettrali strutture tra le quali aleggia un silenzio di timoroso rispetto, ben sapendo che queste mura fatiscenti nascondono terribili storie da raccontare, fatte da strazianti urla di dolore e di disperazione, vite soffocate, esistenze tormentate. Questi luoghi trasmettono una freddezza agghiacciante, e insidiano le nostre certezze minando alla base i fragili recinti della nostra ipocrisia quotidiana, quella cosiddetta normalità, quel piccolo orticello nel quale ci trinceriamo a coltivare a testa bassa le nostre illusioni.
Questo è l'ex manicomio di Vercelli, luogo nel tempo teatro di fatti particolarmente macabri, dove l'essere umano ha avuto modo di esprimere tutta la malvagità della sua natura terrena, protetto dalla complicità di queste mura, che non solo mura di cemento, ma anche mura di omertà e complicità. Nel Maggio del 1945 in questo luogo vennero fucilati e buttati dalle finestre una settantina di prigionieri fascisti per mano di alcuni partigiani, altri vennero fucilati ed altri ancora vennero letteralmente schiacciati sotto il peso di un autocarro. Qui venne ricoverata anche la famosa poetessa Alda Merini, per una decina di anni dal 1962 al 1972, e venne sottoposta ad elettroshock senza anestesia come punizione per essersi ribellata ai crudeli metodi di "cura" utilizzati sui pazienti. Negli anni '60 il direttore dell'ospedale venne denunciato per atteggiamenti violenti nei confronti dei pazienti e del personale.Questi luoghi erano "zone franche" dove, in nome della scienza, venivano perpetuate torture fisiche e psicologiche che altro non erano che lo sfogo della cattiveria umana, pura malvagità medicalizzata, erano "riserve" dove isolare dalla puritana civiltà borghese tutti coloro che potevano turbare l'ordine morale precostituito, o mettere in discussione i suoi fondamenti, veri e propri lager per dissidenti sociali, che erano in uso nella nostra civile società fino a solo qualche decennio fa. Si chiamava pazzia tutto ciò che era anticonformista, disagio o estrosità, ed era un attimo, bastava poco, pochissimo, per finire in un vortice perverso che ti trascinava la vita in un incubo infinito, e che ti avrebbe distrutto l'anima ! Oggi rimangono solo questi spettri di cemento a silente testimonianza, tenuti ancora inaccessibili alla nostra coscienza collettiva, mostri nascosti che dormono ai margini delle nostre città, un monito da tenere ben presente, macigni sulle nostre coscienze, ben sapendo che anche oggi moderne forme di schiavitù si annidano nelle zone buie della nostra quotidianità. Ho alternato le immagini ad alcune frasi della poetessa, sento doveroso un omaggio ad un'anima tanto sublime.
Un grazie particolare all'amica Simonetta Vinciguerra, che ha interpretato queste immagini. 


An icy shiver always runs down the back visiting these places, these huge and ghostly structures among which hovers a silence of fearful respect, knowing that these dilapidated walls hide terrible stories to tell, made by excruciating screams of pain and despair, lives suffocated, tormented existences. These places transmit a chilling coldness, and break up our certainties by undermining the fragile fences of our daily hypocrisy, that so-called normality, that small garden in which we hold ourselves to cultivate our illusions with our heads down.

This is the former mental hospital of Vercelli, a place over time that is the scene of particularly macabre facts, where the human being has had the opportunity to express all the wickedness of his earthly nature, protected by the complicity of these walls, which not only concrete walls, but also walls of silence and complicity. In May 1945 seventy fascist prisoners were killed and thrown from the windows by some partisans, others were shot and still others were literally crushed under the weight of a truck. Here the famous poet Alda Merini was also hospitalized, for about ten years from 1962 to 1972, and was subjected to electroshock without anesthesia as punishment for having rebelled against the cruel "cure" methods used on patients. In the 1960s the director of the hospital was denounced for violent attitudes towards patients and staff. These places were "free zones" where, in the name of science, physical and psychological tortures were perpetuated which were nothing but the vent of human badness, pure medicalized wickedness, were "reserves" where to isolate from the puritan bourgeois civilization all those could disturb the pre-established moral order, or question its foundations, real concentration camps for social dissidents, which were in use in our civil society until only a few decades ago. All that was unconventional, discomfort or flair was called madness, just a moment was enough to put your life in this vortex, in an infinite nightmare that would have destroyed your soul! Today only these silent specters of concrete remain, still inaccessible to our collective conscience, hidden monsters that sleep on the edge of our cities, a warning to be kept in mind, boulders on our consciences, well knowing that even today modern forms of slavery live in the dark areas of our daily lives. I alternated the images with some sentences of the poet, I feel obliged to pay homage to such a sublime soul.

Special thanks to my friend Simonetta Vinciguerra, who interpreted these images.