- Paesaggio montano con cuore di neve, fotografato sulla costa meridionale dell'Islanda -


Mi son permesso di prendere in prestito il titolo di queste righe dal titolo di un famoso libro che ho letto da ragazzo e che mi aveva molto suggestionato, "Le mie Montagne" appunto, del noto alpinista ed esploratore Walter Bonatti, uno di quei personaggi rari che lasciano un segno nel mondo e fanno sognare con i racconti delle loro imprese. Persone animate da una grande curiosità e sete di sapere, di vedere, di conoscere, e nello stesso tempo animate da un profondo rispetto per il maestoso ambiente della montagna, una di quelle persone che non si arrendono mai, ma non fraintendetemi: io non sono un alpinista ne aspiro a diventarlo, e spesso mi arrendo pure: in montagna io ci vado solo per fare escursioni e passeggiate, ammirare e contemplare la natura, a volte da solo a volte in compagnia, e per fare tante, tante, ma tante fotografie, ovviamente. 

In questa pagina voglio raccontarvi il mio rapporto e la mia ammirazione per la montagna, questo ambiente così suggestivo e quasi magico e mistico, dove la natura manifesta tutta la sua bellezza e la sua potenza creativa: dai grandiosi paesaggi alle esplosioni delle fioriture dai mille colori, dalle acque cristalline alle rocce dalle forme stravaganti, e poi ancora animali piccoli e grandi di ogni sorta, fino all'uomo, quello di un tempo, che, come un sapiente artigiano, usando fatica e tenacia, ha pazientemente cesellato l'aspra natura, addolcendone l'ospitalità ed impreziosendone l'aspetto con suggestivi sentieri, ridenti villaggi, arditi rifugi, arroccati castelli, mistici luoghi di culto, ed ancora terrazzamenti, ponti, muretti a secco. Tutte opere armoniosamente incastonate nel paesaggio, per impreziosire e rendere omaggio alla generosità offerta dalla natura all'uomo, r creando nell'insieme quell'impasto spazio-temporale che prende il nome di "storia". Uomo, natura, storia... tre parametri che spesso generano pensieri fuorvianti nei nostri territori, se considerate come tre parametri indipendenti, ma che nel loro insieme creano quello che è il nostro paesaggio. 

In montagna non ci sono solo vette, cime e pareti rocciose, sentieri vertiginosi, vie ferrate, bivacchi e rifiugi. Ci sono anche percorsi in valle, dove il paesaggio è ed è stato modellato nel corso dei secoli dal lavoro e dalle necessità dell'uomo. Ogni spazio ha il suo fascino, la sua magia, è molto bello salire in quota e respirare l'aria frizzante che profuma di nuvole, ma è altrettanto bello seguire percorsi di bassa quota, strade, mulattiere e sentieri forse meno appariscenti ma non per questo meno ricchi.

Certo noi oggi abbiamo un punto di vista molto diverso dalle persone che in queste montagne hanno vissuto in passato: noi oggi torniamo in montagna per cercare pace, per ricercare noi stessi e quel rapporto intimo con la natura che in città ed in pianura è impossibile instaurare. Ma le persone che queste montagne le hanno vissute ed abitate in prima persona, avevano un rapporto molto diverso con questi ambienti: per gli antichi Celti i boschi, le montagne, i fiumi e tutta la natura in se era un'entità divina, che nutriva, proteggeva e scandiva l'esistenza umana con i sui ritmi stagionali. Per altri abitanti come i Romani, i Longobardi ed altri successivamente, questi luoghi erano territori da sfruttare, da spolpare, per tutto quello che potevano offrire economicamente: legname, castagne, energia dall'acqua (i mulini), pietra da costruzione e giacimenti di minerali e via dicendo. In epoche più recenti, con l'aumentare delle aspettative materiali della vita, quando ormai questi territori non potevano più sostenere tante persone con si complicate e forse smodate esigenze, e non potendo più sostenere un simile carico di richieste, hanno cominciato a diventare territori ostili, natura ingrata, luoghi di povertà, tristezza e disperazione, da qui tutto il fenomeno dello spopolamento, dell'abbandono, del rinnegare le proprie origini, alla ricerca del benessere e del viver borghese e agiato, da cittadini

Ora che nelle nostre città siamo sommersi dalle cose, ogni nostro desiderio sembra trovare soddisfazione, le nostre pance rigurgitano come lava in ebollizione, ora che siamo bombardati da ogni tipo di informazioni, parole, suoni, luci, colori, e siamo circondati da migliaia di altri esseri umani sordi e ciechi gli uni agli altri, ora che in tutto questo marasma ci ritroviamo spesso soli aggrappati alla nostra disperazione, come uomini naufraghi che nuotano in un mare di altrettanti uomini ugualmente alla deriva, in cerca di chissà quale spiaggia su cui naufragare, ora che a tutto questo è ridotta la nostra vita, qualcuno forse comincia a capire, a dubitare, ad interrogarsi, a ritornare timidamente sui propri passi, verso quei luoghi abbandonati per disperazione, e dove oggi forse torniamo per lo stesso motivo, per disperazione, per provare a percorrere altre strade, altri sentieri, ma non possono essere solo sentieri di terra e di sassi, devono esser anche sentieri di spirito e di cuore, dopo aver forse capito che non sono le cose ne le quantità a dar senso alla nostra esistenza.

Forse dovremmo sempre tenere presente questo quando veniamo in questi luoghi incantati a fare un'escursione, un trekking o una semplice scampagnata: sono luoghi che meritano profondo rispetto, e non tanto perchè qui cresce il tal fiorellino raro o nidifica il tal uccellino protetto, no non per questo, ma perchè questi sono luoghi dove tante persone, persone come noi, hanno vissuto, hanno combattuto guerre, hanno trovato la morte e dato la vita, hanno perso e trovato speranze, hanno sognato, pregato, trovato rifugio materiale e spirituale, hanno lavorato, sudato duramente, hanno faticosamente costruito, distrutto e ricostruito, hanno sofferto, odiato ed hanno amato, sono luoghi intrisi di vita vissuta, dove ogni pietra, ogni albero, ogni sentiero avrebbe mille cose da raccontare, e son tutte storie vere, drammaticamente vere, anche e soprattutto per questo la montagna merita rispetto: la Montagna non è un parco divertimenti, e la Natura è un giocattolo per bambini cresciuti !

Non condivido il punto di vista di chi considera la montagna come svago, parco divertimenti, sfida sportiva o sfida con se stessi, per me la montagna, ma anche il fiume, il bosco e la natura in generale, sono una cosa "seria". Certo in montagna si può ridere e scherzare, anzi benvengano stati d'animo leggeri spensierati, ma questi luoghi li percepisco anche come un'estensione di me stesso: il bosco è una cattedrale senza muri, con le stelle come volta, un ambiente dove dimora il divino, e chiamatelo come volete, come per gli antichi Celti: ogni albero una colonna, ogni pietra un altare, ogni stella un Dio, luoghi quindi che meritano il giusto rispetto: la profanazione sarebbe sacrilega, come avvelenare o svendere la propria anima, non porta da nessuna parte ! Il divino ed il mistico dimorano dentro e fuori di noi, e ci sono posti dove il confine tra questo dentro e questo fuori si fa labile, impalpabile, impercettibile, il paesaggio stesso in fondo può essere considerato come una dimensione del nostro spirito, la sua profanazione è una profanazione di noi stessi, un autolesionismo che porta solo alla perdizione, ovvero a perdersi, a perdere il contatto con se stessi e con le nostre radici, e scusate i termini forse un po' troppo da "predicatore", ma è solo per rendere l'idea, non predico nulla per carità, ma son cose che sento, che vivo.

Molti considerano il trekking uno sport, per me non è uno sport, assolutamente, mancano tutte quelle caratteristiche che sono tipiche di un'attività sportiva: lo sport presuppone una sfida, una competizione, contro qualcuno o contro se stessi, lo sport presuppone che vi sia poi un vinto ed un vincitore: io non vado in montagna per sfidare nulla e nessuno, ne per vincere o per perdere, per me è un'attività più simile alla meditazione e alla contemplazione, a volte è quasi un piccolo viaggio iniziatico: si abbandona per qualche ora la civiltà ed il suo frastuono, per addentrarsi sempre più nella profondità quasi palpabile del silenzio, ci si muove in un ambiente dove il tempo e lo spazio sono misurati con il ritmo dei propri passi e del proprio respiro, e l'unica forza per guadagnare terreno è quella sprigionata dalle nostre gambe, ogni passo è una fatica, ma è una fatica appagante, ben diversa dalla fatica che ci assilla nel quotidiano, e la stanchezza poi alla sera ha il sapore della felicità: con questa fatica abbiamo arricchito la nostra anima di sensazioni nuove, ci siamo rigenerati e nutriti, nutriti di bellezza e di umiltà, mettendoci a confronto con un ambiente dove non siamo padroni, come ci piacerebbe tanto credere, e come ci illudono le mistificanti ideologie che vanno per la maggiore oggi: no, in montagna siamo solo ospiti, e di questo dobbiamo solo ringraziare !

La natura e la montagna sono per me come l'anticalcare per la lavatrice: mi disincrostano il cervello dai depositi nocivi del vivere quotidiano. Torno sempre rinnovato dalle mie escursioni, rinnovato e rinvigorito nell'entusiasmo, mentre stando lontano dai boschi, dai monti e dalle valli, il grigiore mi intossica e mi deprime !


Trekking ed escursionismo non sono solo attività di alta montagna o di località esotiche in capo al mondo, a volte anche una semplice passeggiata nei dintorni di casa si rivela una piccola avventura ricca di scoperte. Il paesaggio non è solo un prato, un albero e un cielo sopra, paesaggio è anche storia e storie arte, natura, fiori, insetti,...