La nuova religione del deserto

Le nostre vere radici sono nei boschi e nelle foreste, la nostra anima ha molto in comune con gli alberi
Nel leggere un interessante libretto sull'homo selvaticus mi sono imbattuto in questa frase che mi ha particolarmente colpito e mi ha aperto un mare interrogativi: "...il culto degli alberi in luoghi che erano già sacri ben prima dell'avvento della nuova religione del deserto".
La nuova religione del deserto si riferisce ovviamente alla "nostra" religione cattolica e cristiana, che ha avuto le sue origini in territori desertici ben distanti da noi, con climi e paesaggi molto differenti a quelli cui siamo abituati noi. Che ci piaccia o no, questa nuova religione ha plasmato e indirizzato la nostra cultura, tutta la nostra storia e la nostra società, nonchè le nostre sensibilità ed il nostro modo di pensiero.
Per noi europei, il paesaggio era anticamente costituito prevalentemente da boschie foreste, montagne e paludi. Un paesaggio quindi moto caratterizzato della presenza dell'elemento boschivo, dagli alberi, dal verde in generale.
Se è vero che l'uomo è parte integrante del paesaggio in cui vive, se è vero che il paesaggio forgia lo spirito e la sensibilità di chi lo vive, di ci è nato e cresciuto, allora è lecito domandarci quanto diversa potesse essere, soprattutto ai tempi antici, la sensibilità e la spiritualità nostra rispetto alle persone nate e cresciute nel deserto, e quindi anche quanto diversa ed estranea alla nostra sensibilità potesse essere quella religione venuta da così lontano, nata in un paesaggio a noi così estraneo e sconosciuto.
Eppure quella religione straniera ha "conquistato" le nostre popolazioni, ha soppiantato gli antichi saperi e le antiche sensibilità. E' lecito domandarsi il perchè di questa necessità, perchè questo bisogno di soppiantare lo spirito nativo di un intero continente con una nuova "sensibilità" interiore ?
Il nostro pianeta è un essere vivente, ed ha dei sui centri di energia dove emana benessere, forza e positività. Per gli antichi nativi dei nostri paesaggi sacri erano questi luoghi, proprio perchè erano più sensibili di noi a queste energie, vivendo in simbiosi con il paesaggio, oggi noi siamo stati sradicati dal nostro paesaggio, abbiamo perso queste sensibilità, per un mare di motivi, tra i quali le nostre vite in ambienti artificiali e la nostra cultura ed istruzione che travia la nostra vera essenza. Oggi non si parla quasi più di natura, si parla invece molto di ambiente. Natura è una divinità, è una grande madre, una froza creatrice, e questo termine può dare fastidio, ambiente invece è una parola nuova ed artificiale, che sottintende un paesaggio percepito come un oggetto a disposizione dell'uomo, una risorsa prettamente economica da sfruttare, da modificare a piacimento, svuotando completamente il paesaggio dei suoi profondi contenuti spirituali e simbolici.
Per i nostri antenati sacri erano i boschi, sacri gli alberi, sacre le radure, sacre le sorgenti, poi arrivò la nuova religione, il nuovo Dio, ed i boschi furono trasformati in selve oscure, luoghi bui e pericolosi dove abitavano belve feroci, il lupo cattivo, e mille altri insidiosi pericoli. I nuovi sacerdoti pero' non hanno tralasciato gli antichi luoghi sacri, ben conoscendo le energie che ivi dimoravano, hanno costruito quindi i loro templi, le loro chiese, le loro cattedrali in luoghi che erano già prima sacri, e le loro ingannevoli costruzioni sono architettonicamente e dimensionalmente strutturare per captare e riprodurre queste energie. Non è un segreto che le chiese e le cattedrali riproducano l'effetto sacro ed emotivo che proviamo quando entriamo in un bosco.
Nessun luogo di potere e nessun edificio sacro è costruito in un luogo a caso. Entrando in certi boschi e certe foreste, spesso si prova la sensazione intima di entrare in una cattedrale, tanto si percepisce quell'aura di sacralità che aleggia in questi luoghi, ebbene questa affermazione è sbagliata, non è che entrando in un bosco si prova la stessa sensazione di quando entriamo in un edificio sacro, in realtà è esattamente il contrario, è quando entriamo in un edificio sacro che dovremmo dire "sembra di entrare in un bosco", perchè proprio di questo si tratta, un ribaltamento di prospettiva: le chiese si sono appropriate delle energie sacre del bosco e degli alberi, dandoci l'illusione che siano esse stesse a catalizzare quest'atmosfera di sacralità. In realtà quei luoghi erano già sacri ben prima dell'arrivo dei nuovi architetti, e la presenza del sacro era la fuori, nel bosco.
Questo lo sapevano bene gli antichi druidi, che queste energie sapevano riconoscere e gestire.
Fairy: Anyash Muse
Non abbiamo bisogno di entrare in un edificio sacro per entrare in comunione con il divino, basta entrare in un bosco, dove potremo dialogare con il divino a tu per tu, senza intermediari. Davanti ad un grande albero possiamo pregare, meditare, contemplare, ricevere, ricaricarci, guarire. Ma cosi facendo saremmo autonomi e indipendenti, e penso sia proprio questo il problema, il motivo per cui ci hanno estirpato dai boschi e dalla natura, per rinchiuderci nella sicurezza delle nostre mura di cemento. Anche oggi, nei nostri "tempi moderni" è in atto una guerra inesorabile contro gli alberi, centinaia di migliaia di alberi abbattuti con le scuse più diverse, chiedetevi il perchè.... io sto dalla parte degli alberi, sempre!
Privati di un rapporto diretto e sincero con le forze sacre del pianeta, siamo smarriti e disorientati, facili prede di voraci divoratori di anime.
Penso che il naturismo, come pratica di ricongiungimento con le forze spirituali della natura, senza barriere artificiali di alcun genere, possa avere una grande importanza in questo senso.
In merito al vivere nel bosco e in armonia con la natura, non posso non ricordare le antiche popolazioni di origini celtiche che vivevano nelle nostre montagne, nei nostri appennini, in questi nostri stessi boschi che frequentiamo, i liguri, comunità antichissime e indomite che hanno sempre dato del filo da torcere agli invasori romani, i portatori di civiltà, oggi di democrazia li chiameremo. Per difendere il loro territorio, anche le donne combattevano ostinatamente, completamente nude, con la pelle ricoperta di argilla o polvere bianca in modo da assumere sembianze spettrali, per incutere un terrore primordiale, e combattevano nude muovendosi sulle cime degli alberi, attendendo agguati ed imboscate dall'alto, cogliendo di sorpresa il nemico, spaesato e spaventato, i soldati romani non erano abituati a combattere nel bosco, ed in questo ambiente risultavano molto vulnerabili. Questi mitici liguri vivevano in simbiosi con il bosco, e dal bosco traevano quanto loro bastava per vivere come desideravano, anche in pieno inverno si coprivano il necessario con poche pelli di animali, e non hanno mai costruito edifici stabili o villaggi in pietra. Amavano orgogliosamente il loro stile di vita, e lo dimostra il loro ostinato rifiuto di adattarsi alla vita comoda e sedentaria dei villaggi proposta dai romani civilizzatori, hanno sempre rifiutato compromessi, hanno sempre difeso il loro "essere selvaggi", essere parte della natura, era la loro ragione di vita.
Per quanto riguarda i rapporti tra le leggende gli antichi celti, la spiritualità boschiva dei druidi e la nuova religione del deserto, voglio lasciarvi con queste parole tratte dal libro "Il mistero dei druidi" di Jean Markale:
"Educato in modo rigidamente cattolico, rispettoso degli ecclesiastici che ero tenuto a salutare per strada anche senza conoscerli, in contrasto con il comportamento del nonno materno che gracchiava ogni volta che ne incontrava uno, mi ponevo una quantità di domande sull'aldilà. Mi si descriveva il paradiso come uno spazio immenso dove dei piccoli angeli suonavano strumenti musicali e dove tutti erano vestiti di bianco. Quell'immagine invece di rassicurarmi mi riempiva di profondo terrore: mi chiedevo che cosa avrei fatto in quel luogo così singolare per l'eternità. Un autentico senso di vertigine mi invadeva quando sprofondavo in quei pensieri. Non che avessi dubbi sulla realtà di un paradiso eterno, ma l'idea di eternità, come quella di infinito, era insopportabile per la comprensione di un bambino triste e disorientato. Sono a ogni modo convinto che quella vertigine abbia condizionato il mio comportamento seguente e che spieghi in gran parte il cammino intrapreso per arrivare a una certa verità. [...]
A quell'epoca scoprii anche la letteratura medievale, fantasticai in compagnia di Tristano, di Lancillotto del Lago e di Perceval. Avrei voluto avere tutti i poteri di Merlino per trasformare in un colpo solo il malsano mondo che mi circondava in un meraviglioso giardino popolato di giovani donne. La mia immagine del paradiso iniziava ad adottare elementi che non avevano niente a che vedere con la coorte dei beati vestiti di bianco, intenti a cantare le lodi del Signore in un'eternità immutabile. Devo ammettere che l'isola di Avalon, con i suoi alberi sempre carichi di frutti maturi, con Morgana e le sue sorelle chiuse in un palazzo di cristallo, mi piaceva di più del triste e monotono paradiso cristiano che mi aveva procurato tante vertigini. In effetti, nell'evocare Avalon, o le altre isole della tradizione celtica - Emain Ablach, Insula Pomorum, la terra delle fate, l'isola della promessa - non provavo alcuna vertigine. Mi sentivo protetto da tutto, anche dall'angoscia, rassicurato dalla presenza di quelle donne misteriose e belle che offrivano ai navigatori affranti pozioni di oblio. Nostra Signora la Vergine aveva lasciato il posto a Morgana, una regina della notte che si vorrebbe amare di un amore assoluto, eterno: la vertigine sarebbe allora venuta non dalla durata ma dall'istante del fuggevole incontro con la regina delle fate."
E quante chiese, chiesette, cappelle, cappellette, edicole dedicate alla Vergine si trovano sparse nei nostri boschi e lungo i nostri sentieri? Sono probabilmente luoghi di antica spiritualità, luoghi ove si manifestavano o si percepivano altre energie, silvani richiami, e quindi la nuova religione arrivata dagli aridi deserti, da una sensibilità a noi estranea, doveva esorcizzare, usurpare, far cadere nell'oblio del tempo, o ancor peggio, demonizzare e perseguitare!
Chi ha il potere non ha fantasia, e ripete sempre la solita eterna, monotona e triste storia: una lunga scia di sangue e di violenza! Anche oggi è un attacco, un assedio, un'aggressione quotidiana non solo alla vita e alla libertà degli uomini, ma anche del bosco e degli alberi, quindi della nostra parte spirituale, un attacco senza sosta al cuore della nostra anima.
Eppure il bosco è così bello, è così libero e selvaggio!

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