La Val Grontone

Il torrente Grontone è uno degli affluenti più importanti del Taro, anche se quasi nessuno lo conosce. 

Il Grontone nasce a circa 900 mt di quota sulle pendici del Monte Marino, qualche chilometro a nord di Berceto, presso la località denominata Libia, (che ha attinenza con il termine dialettale lubia e che significa "frana"), per poi sfociare nel Taro quasi di fronte a Solignano, sulla destra sua orografica. percorrendo una distanza di circa 9 km. Il torrentello raccoglie le acque di diversi rii minori, dei quali il rio Scrivani è quello che risulta più appariscente, nella parte medio-alta del torrente.

Nella parte alta della Valle, circa uno/due kilometri dopo la zona delle sorgenti, una grossa frana che scende dal monte Gallinara, staccatasi nell'anno 1832,  interrompe ed ostacola il cammino naturale delle acque, tanto che per poter fluire ne è nato uno strettissimo canyon di fango invaso da rami ed alberi sradicati, questo rende praticamente impossibile proseguire la risalita del torrente, occorre aggirare l'ostacolo per altre vie.

Il Grontone ha una portata idrica molto variabile, si va da piene importanti nel periodo invernale,  alla siccità pressoché totale nel periodo estivo, ma nonostante la sua apparente modestia, questo corso d'acqua ha scavato una valle tormentata, isolata, selvaggia e quasi sconosciuta, vediamo un po' di approfondire questi aggettivi:

Tormentata:  perché i pendii della valle sono costituiti da un amalgama piuttosto caotica di argille molli e plastiche che generano calanchi fortemente instabili,  miste a formazioni di dure rocce marnacee ed ofiolitiche che affiorano qua e là. Con questi elementi costitutivi, la valle è corrosa e devastata da frante ed erosioni.

Isolata: perché questa valle non è percorsa da strade importanti e non ha centri d'interesse che possano attrarre umane genti. Solo due stradine corrono per la sua lunghezza nella parte alta, e questa è la fortuna del luogo, che rimane così tagliato fuori da occhi indiscreti, e nessuno passa qui per caso! ...o quasi. Così il luogo si mantiene abbastanza intatto e nostrano.

Selvaggia:  perché qui la vitale forza tellurica e germinativa della natura e la forza corrosiva e destabilizzante del tempo agiscono dialetticamente sulla conformazione del paesaggio. Si d'accordo, questo un po' dappertutto, ma mi pare che qui il discorso si faccia particolarmente acceso.

Sconosciuta:  perché non c'è motivo alcuno per venire qua, se non la curiosità di qualche escursionista in vena di giocare al piccolo esploratore attratto dalle cose poco appariscenti, quelle che bisogna andarsele a cercare, ma che spesso riserbano le maggiori soddisfazioni.

Questa valle ha tutta l'aria di un luogo fuori dal tempo. anche se in un remoto passato anche qui doveva regnare un certo fermento, lo testimoniano un'antica e rinomata cava di marmo nero, attiva ai tempi dei Borbone, presso Villa di Pagazzano, l'unico posto in Emilia Romagna dove è presente il marmo. E poi la presenza di stradine inaspettatamente lastricate, un antico convento, minuscoli borghi ora ridotti a scheletri spettrali, una fontana ben nascosta voluta da Maria Luigia in persona.  

La vicinanza stessa del percorso della via Francigena doveva pur aver avuto una certa ricaduta anche in questa valle, se non addirittura la valle stessa del Grontone poteva essere frequentata da pellegrini e mercanti di passaggio . Oggi sembra calato definitivamente il sipario su questo angolo del parmense, restano poche case squinternate, alcune ristrutturate (questi luoghi allo stesso tempo remoti e vicini attraggono sempre più persone), restano vestigia di villaggi ora diroccati, stradine campestri che serpeggiano tra boschi solitari, tracce di sentieri che spesso si perdono nel nulla, un paese, Pagazzano, ed un piccolo monastero Zen, che un po' di spiritualità non guasta mai.

Da ricordare anche che queste terre diedero i natali, nel 1927,  al famoso scrittore e sceneggiatore Luigi Bonardi, in arte Luigi Malerba, che scrisse molti interessanti libri, alcuni dei quali descrivono questi luoghi e le loro tradizioni, i loro abitanti e la loro lingua.

Se vi siete incuriositi di questo angolo dell'appennino parmense, date un'occhiata agli articoli seguenti, e se vi venisse la malsana idea di visitare questa terra, tenete presente che l'estate è il periodo decisamente peggiore per venire qui: il torrente è praticamente in secca, ed essendo la quota relativamente bassa, il clima è torrido. Le stagioni migliori sono l'autunno, la primavera acerba  e l'inverno con i suoi incanti, soprattutto in presenza di nebbie e neve, dipende poi da quello che cercate.

Tenete altresì presente che non ci sono percorsi segnati, ne alcuna indicazione. Fatte salve queste premesse, i luoghi hanno un indubbio fascino e personalmente mi ci sono affezionato, spero con le mie immagini di suggestionare la vostra curiosità per queste lande dimenticate. Se andate, che sia la vostra presenza leggera come la foglia d'autunno, discreta come il volo di un merlo e senza impronte, come soffio di brezza, altrimenti state a casa!




Gli articoli e le fotografie sull'esplorazione della Val Grontone:


"Dove la natura, come nella tempesta, si leva rigogliosissima dal suolo, l'uomo trova la pace: e anche l'arreca. Il silenzio dell'individuo si confronta con la fiamma schioppettante della sua fantasia culturale: altrimenti crollerebbe il mondo."