Io chi siamo ?

01.01.2024


Ti avverto, chiunque tu sia, o tu che osi sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso quello che cerchi, non potrai trovarlo nemmeno fuori. In te si trova occulto il tesoro degli Dèi.

- Oracolo di Delfi -



Chi siamo noi ?  Io chi siamo ? non chi sono, ma proprio chi siamo ? Innanzitutto il mio nome, la mia itentità, sono cose calate dall'alto, pertanto a noi stessi estranee. Il nostro nome è un'etichetta che ci hanno affibiato senza il nostro consenso, e spesso cos' pure la nostra personalità. Io, noi, non siamo ne il nostro nome, ne la nostra identità, casomai quelle definizioni sono quel simulacro tramite il quale gli altri pretendono di conoscerci. Il nostro nome, la nostra identità sono come l'insegna di un teatro, invero però l'insegna non ci dice nulla su quanto nel teatro venga rappresentato, quale commedia vada in scena in questo periodo. Perchè fontamentalmente, quello che chiamiamo identità, o personalità, solitamente è una commedia che va in scena in un dato periodo. Ma c'è di più, gli spettatori vedono la commedia, e facilmente sono portati ad identificare l'attore con il personaggio, ma in realtà non conoscono l'attore, vedono solo il personaggio. Quindi la nostra personalità, quella che noi stessi consideriamo come la manifestazione di noi stessi, è in realtà il prodotto delle fantasie altrui, la nostra personalità è quello che gli altri immaginano noi siamo, ma è una loro immaginazione, è il loro film, non necessariamente anche il nostro.

Pronunciare il mio nome evoca una certa personalità, un certo personaggio, ma questo personaggio è il frutto delle vostre ipotesi e fantasie, e non sono necessariamente quanto io sento, vivo e percepisco.  Fino a che punto siamo tutti consapevoli di questo ? Non solo siamo tutti fondamentalmente estranei tra di noi, ma spesso siamo estranei anche a noi stessi. Diventa difficile anche a noi stessi capire e descernere con certezza cosa c'è di veramente nostro dentro di noi e cosa invece è frutto di contaminazione, ciò che ci appartiene veramente e ciò che invece non viene da noi. A volte anche idee, sentimenti, stati d'animo, pensieri ed emozioni possono entrare in noi veicolati da cose che apparentemente sembrano appartenerci, come cavalli di troia, che prendono controllo di noi, o di parti di noi.

Spesso ci identifichiamo anche con il nostro stesso corpo, senza renderci conto che l'essere umano, per come lo conosciamo, è un involucro, un contenitore, e solo apparentemente contiene un'individualità, in realtà ne contiene molte, diverse e spesso estranee l'una all'altra. Le persone sottoposte a profonde sedute di ipnosi, ad un certo punto cominciano a parlare al plurare.... noi siamo, e non io sono !  Quella che chiamiamo individualità, personalità, carattere, è un compromesso tra varie individualità che coabitano e cercano di esprimersi, è una vera e propria commedia messa in scena da vari attori. Bisogna essere consapevoli di questo, per diventare bravi registi e poter orchestrare uno spettacolo che abbia un senso, che possa esprimere un ideale, raggiungere un'armonia ed una coerenza, seguire un cammino, una trama...

Per questa parola, ho scelto non a caso un bel colore giallo oro, giallo come il Sole, la nostra stella, la nostra essenza, la primaria  fonte di energia per la nostra imperitura identità.

Vi lascio alcuni contenuti interressanti su cui riflettere ...



CONVERSAZIONI CON GURDJIEFF - NEW YORK,  17 MARZO 1924

"La causa principale di tutti i malintesi nei rapporti tra le persone, risiede nell'idea sbagliata della struttura di ciò che viene chiamata individualità dell'uomo. È un grave errore usare la parola "uomo" al singolare e considerarlo come un'entità unica che si manifesta e si osserva come un tutto unico. Quando diciamo "uomo" intendiamo: io sono un uomo, tu sei un uomo, lui è un uomo; io voglio, io posso, io faccio; tu vuoi, tu puoi, tu fai; lui vuole, lui può, lui fa, e così via. In altre parole, con questa forma di discorso l'uomo vuole dimostrare che fa, parla, sente, con tutta la sua organizzazione racchiusa nella sua pelle: la testa, il tronco e le estremità. Se così fosse, saremmo davvero giustificati nell'usare la parola uomo per definire un singolo individuo, con le basi e le cause di tutte le sue manifestazioni e percezioni concentrate in un unico luogo dentro di sé. Ma in realtà non è così. Le funzioni dell'uomo, i cui risultati costituiscono tutte le sue manifestazioni e percezioni, hanno la loro origine in luoghi del tutto separati e indipendenti, e non hanno nulla in comune né nella loro natura né nelle leggi che le mettono in atto. Inoltre, il tempo della loro azione o inazione non dipende dall'azione degli altri. L'uomo, considerato nel suo insieme, non è altro che l'alloggio di più individui indipendenti. Le azioni che vediamo nascere dall'uomo non sono necessariamente l'azione congiunta di tutti gli individui che si trovano in questo alloggio, cioè nell'uomo. Queste azioni possono essere la manifestazione dell'una o dell'altra, oppure di un terzo o di un quarto di esse, oppure di due, tre, quattro o più assieme. Le manifestazioni che procedono da un uomo, e che superficialmente possono apparire identiche, non provengono sempre dallo stesso centro, ma hanno la loro origine in fonti diverse che rappresentano centri indipendenti di formazione di idee ed esperienze. In un uomo vivono, per così dire, più uomini, indipendenti l'uno dall'altro, chiusi assieme da qualcuno in un unico alloggio. Immaginate che da qualche parte ci sia stata una rivoluzione, rivolte di strada e arresti, e che alcune persone, tutte completamente diverse, siano state portate in un posto e rinchiuse nella stessa prigione. Vivono lì da molto tempo e hanno completamente dimenticato il tempo in cui erano liberi. Tutte queste persone provenivano dai più diversi ambienti sociali e razziali e hanno educazione e abitudini diverse."

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"Perché la gioia abiti l'uomo, egli deve restare cosciente, altrimenti rischia di entrare in zone pericolose e diventare la preda di entità sulle quali non ha alcun controllo. Bisogna perciò abbandonarsi alla gioia, ma allo stesso tempo osservarla: due moti contraddittori solo nella nostra intelligenza, ma perfettamente conciliabili in pratica. (…) La mistica della gioia non nega il dolore, lo tratta per quello che è: il segno e il prezzo del limite."


di  Georges Ivanovič Gurdjieff


UN CRUENTO  "FATTO"  DI CRONACA COME PRETESTO PER RIFLETTERE

Un recente fatto di cronaca, che ha monopolizzato per giorni l'opinione pubblica, diventa l'occasione per alcune profonde considerazioni, che l'attore Sandro Torella esprime in questo interessante monologo:



UNA RAPPRESENTAZIONE IRONICA DELLA PERSONALITA' 

Per sdrammatizzare un po' vi invito a godere di  questo breve video esilarante di un gruppo di percussionisti giapponesi, che in un primo momento mi ha fatto sonoramente ridere, ma che poi ripensandoci, potrebbe essere interpretato anche come una comica rappresentazione di quello che in profondità è l'essere umano con le sue molteplici sfaccettature interiori ...


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